
Lo spazio
Lo spazio che diventa
Un albergo è un luogo? O può essere un non-luogo?
Cosa è interessante nell’assenza del fondo, nella mancata presenza?
Un albergo può essere un dormitorio o una galleria d’arte. TV, materassi, vanity kit o oggetti di fascino. Materie preziose che riempiono i volumi e intuizioni di design.
Gli spazi di un albergo in un Palazzo possono essere pieni per creare il vuoto? Il vuoto non crea le condizioni per il pensiero?
Per dire: se riusciamo a sgomberare lo spazio che ci circonda dall’ingombro degli oggetti fisici; se gli oggetti fisici, la loro geometria, smettono di costringermi nelle tre dimensioni per trasformarsi in leve, punti di riferimento: lo spazio che diventa non può essere riempito dal pensiero?
L’ambizione, la proposta e la poetica di Palazzo Santangelo riguardano la trasformazione dello spazio. Cioè: la possibilità offerta a un viaggiatore di passaggio, a un non abitante di questo spazio, di avere spazio per ritornare a leggere chiaramente il proprio pensiero.
Come succede questo a Palazzo Santangelo? Con i suoi volumi, la profondità della sua storia, i suoi corridoi musicali. Con l’allentamento della frizione, dell’accumulo, dell’ostacolo. Colonne e computer.
Con il dialogo con la città di Brescia. Con il rifiuto che la mente possa riappacificarsi solo fuori dalle città. Con il suo manifesto della pace urbana.

Cosa c’è di speciale al Centro Paolo VI, a Palazzo Santangelo, a Brescia, per i viaggiatori? Lo spazio che prepariamo per il loro pensiero.
Al Centro Paolo VI, Palazzo Santangelo a Brescia, i volumi storici e la riduzione degli ostacoli preparano uno spazio per il pensiero del viaggiatore.
La pace urbana prende forma nel dialogo con la città, senza chiedere di allontanarsene.











